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La Cultura di Capo Graziano

villaggio diCapu Grazianu
La dizione popolare è Crapazzianu, luogo riservato alle crape (crapi). Le prime testimonianze sull’isola di Filicudi risalgono al neolitico superiore (IV millennio a.C.) con i ritrovamenti di frammenti ceramici dello stile ”Diana”, largamente rappresentato nei vasti insediamenti rinvenuti a Lipari, questi frammenti fanno pensare di Filicudi, una stazione di caccia stagionale agli uccelli migratori.E’ nel III millennio che Filicudi acquista importanza con l’insediamento di un grosso nucleo di gente venuta dal mare sul Chianu oPuortu, lungo la riva del mare, un villaggio assai vasto (un 900 metri lineari ), dai piedi del Monte della Guardia (Sierru aGuardia ) alle estremità delle Punte ( iCola Restuccia ) del promontorio di Capu Grazianu. Sono stati rinvenuti, capanne ovali costruite con un robusto muro all’intorno, frammenti di ceramica,lamette di ossidiana e di selce. La singolare importanza di queste capanne è che sono la più antica testimonianza in Italia e in tutto il Mediterraneo occ., di un tipo di abitazione che avrà larghissima diffusione nei secoli successivi 3500 a.C. – 3001 a.C. . La cultura di Capu Grazianu (tra il 1700 e il 1200 a.C.) è propria ed esclusiva delle isole eolie, mentre in Sicilia e in Italia si evolvono culture del tutto diverse, con altre origini e altre tradizioni. Le testimonianze pervenute, i frammenti di ceramica, gli attrezzi di lavoro, le tombe a cremazione con ceneri raccolte in vasi decorati;le somiglianze sono strettissime con la Grecia continentale e le sponde del Golfo di Corinto (proto-mesoelladico). Quelle stessi genti che s’impadronirono delle isole di Malta, famose allora per le grandi strutture e i templi megalitici esistenti.
Lo scopo era di dominare le grandi vie del commercio, le materie ‘strategiche’, nelle rotte tra l’imperi dell’Egitto, il vicino oriente, ai giacimenti di stagno delle isole britanniche, passando tra lo stretto di Messina e l’isola di Malta. Le stesse materie prime che le Eolie producevano: l’allume per la concia delle pelli, per la coloritura della lana ( Wiki approfondimento),lo zolfo di Vulcano, la taglientissima ossidiana, il lapillo(wiki…), il caolino(wiki), i lavori accuratissimi di ceramiche e manufatti e il commercio di schiavi… Rendevano tutto l’arcipelago eoliano, intorno al XV sec. a.C., un quasi monopolio del mondo nei commerci e nei scambi culturali.
Ricordiamo un ritrovamento di un vaso di ossidiana nel palazzo di Cnossos in Egitto, o ‘‘… ai piedi dei Pirenei fu fondata da gente di Lipara la città coloniale di Rhoda, ora Rosas”.
La leggenda di Eolo e degli Eolidi ‘..l’isola di Aiolie’, su cui regna Eolo, il re giusto e ospitale, ci dà una traccia nella comprensione di quel tempo, di quella gente, quel ciclo epico greco di oltre 500 anni più antico della guerra di Troia.
Il Chianu oPuortu è la dimostrazione del primo insediamento di genti di stirpe Eolica e fatto oggetto di ricerca di una certa ampiezza e non ancora terminato che con le loro navi, le loro tecnologie e i loro costumi dettero inizio a una civiltà interessantissima detta di Capo Graziano. Alcuni secoli dopo abbandonarono la piana, la comoda fascia costiera, per le mutate condizioni politiche e le gravi minacce dal mare ( i popoli del mare ) per la sovrastante scoscesa Montagnola, il promontorio di Capu Grazianu, più faticoso e disagevole a raggiungersi, per ragioni di sicurezza.
Gli scavi effettuati permettono di dire che l’abitato si estendeva fino alla sommità della montagnola e intorno ad essa, le capanne sono sempre ovali, più infossate nel terreno e presentano una struttura più accurata per un diverso materiale edilizio, ma non per una diversa tecnologia. Lo stesso che si trova nei villaggi Greci: struttura muraria a ‘lisca di pesce’, fra le capanne, uno spazio libero, una piazzetta con una compatta pavimentazione di cocci e pietruzze minute fortemente battute, simile all’abitato rinvenuto recentemente nell’area che sarà più tardi, il santuario panellenico di Olimpia, nel Peloponneso.
E’ nelle ceramiche che le somiglianze una volta strettissime si fanno fortemente divergenti, uno stile decorativo nuovo, a fini incisioni che nelle fasi iniziali non esistevano. Riflesso d’influssi delle nuove vie commerciali occidentali, iberico, Dalmati e della penisola italiana. E così nelle fasi finali della cultura di Capo Graziano (1550 a.C.), nella Grecia, quella vecchia civiltà mesoelladico basata su schemi tradizionali si evolve storicamente e rapidamente nella splendida civiltà micenea. I frammenti di ceramiche protomicenee trovati a Filicudi e al Castello di Lipari, sono i più antichi trovati in occidente, un prodotto non più solamente utilitario, ma una forma di arte minore, piccole opere d’arte, vasetti micenei a pareti sottili, con eleganti decorazioni dipinte, delle vere opere d’arte, appetibilissime dalle colonie occidentali del mar Egeo… Forse di quell’età antica o antecedente è l’Ara votiva sulla cima di Capu Grazianu, un obelisco di due metri circa, sulla cima di Muntagnuola di Pecorini la così detta ‘la petra che sona ‘’ e una iscrizione su un masso, forse un cippo funerario, chissà perché rinchiuso in un scantinato nel Museo di Lipari, e non più visibile, proveniente da Zuccu Ranni. Di cui sarebbe giusto richiederne la restituzione alle autorità e riposto giustamente al suo originale luogo.
Sul finire del XV secolo a.C. nella civiltà delle Eolie avviene un mutamento profondo, la cultura di Capo Graziano scompare improvvisamente, con forme nuove con tecniche e repertori decorativi del tutto diversi così detti ‘’del Milazzese”, con spiccata analogia della cultura di Thapsos, Naxox e Siracusa. Questo cambiamento fa pensare a nuove genti che si sono sostituite nelle isole, sovrapponendo i suoli di abitazione con materiali tipici della cultura del milazzese, ma dura poco. Da lì a poco avviene una distruzione violenta di tutti gli insediamenti eoliani e scompaiono per sempre…
Solo a Lipari, secondo la leggenda di Diodoro Siculo, si insedieranno nuove genti provenienti dalla penisola italiana e Filicudi rimarrà forse deserta per parecchi secoli fino alla rifondazione della nuova Lipara, da parte di una nuova popolazione anch’essa greca, proveniente da Cnido, nella cinquantesima Olimpiade, nel 580 a.C.
Lo scopo era di dominare le grandi vie del commercio, le materie ‘strategiche’, nelle rotte tra l’imperi dell’Egitto, il vicino oriente, ai giacimenti di stagno delle isole britanniche, passando tra lo stretto di Messina e l’isola di Malta. Le stesse materie prime che le Eolie producevano: l’allume per la concia delle pelli, per la coloritura della lana ( Wiki approfondimento),lo zolfo di Vulcano, la taglientissima ossidiana, il lapillo(wiki…), il caolino(wiki), i lavori accuratissimi di ceramiche e manufatti e il commercio di schiavi… Rendevano tutto l’arcipelago eoliano, intorno al XV sec. a.C., un quasi monopolio del mondo nei commerci e nei scambi culturali.Ricordiamo un ritrovamento di un vaso di ossidiana nel palazzo di Cnossos in Egitto, o ‘‘… ai piedi dei Pirenei fu fondata da gente di Lipara la città coloniale di Rhoda, ora Rosas”.
La leggenda di Eolo e degli Eolidi ‘..l’isola di Aiolie’, su cui regna Eolo, il re giusto e ospitale, ci dà una traccia nella comprensione di quel tempo, di quella gente, quel ciclo epico greco di oltre 500 anni più antico della guerra di Troia.
Il Chianu oPuortu è la dimostrazione del primo insediamento di genti di stirpe Eolica e fatto oggetto di ricerca di una certa ampiezza e non ancora terminato che con le loro navi, le loro tecnologie e i loro costumi dettero inizio a una civiltà interessantissima detta di Capo Graziano. Alcuni secoli dopo abbandonarono la piana, la comoda fascia costiera, per le mutate condizioni politiche e le gravi minacce dal mare ( i popoli del mare ) per la sovrastante scoscesa Montagnola, il promontorio di Capu Grazianu, più faticoso e disagevole a raggiungersi, per ragioni di sicurezza.
E’ nelle ceramiche che le somiglianze una volta strettissime si fanno fortemente divergenti, uno stile decorativo nuovo, a fini incisioni che nelle fasi iniziali non esistevano. Riflesso d’influssi delle nuove vie commerciali occidentali, iberico, Dalmati e della penisola italiana. E così nelle fasi finali della cultura di Capo Graziano (1550 a.C.), nella Grecia, quella vecchia civiltà mesoelladico basata su schemi tradizionali si evolve storicamente e rapidamente nella splendida civiltà micenea. I frammenti di ceramiche protomicenee trovati a Filicudi e al Castello di Lipari, sono i più antichi trovati in occidente, un prodotto non più solamente utilitario, ma una forma di arte minore, piccole opere d’arte, vasetti micenei a pareti sottili, con eleganti decorazioni dipinte, delle vere opere d’arte, appetibilissime dalle colonie occidentali del mar Egeo… Forse di quell’età antica o antecedente è l’Ara votiva sulla cima di Capu Grazianu, un obelisco di due metri circa, sulla cima di Muntagnuola di Pecorini la così detta ‘la petra che sona ‘’ e una iscrizione su un masso, forse un cippo funerario, chissà perché rinchiuso in un scantinato nel Museo di Lipari, e non più visibile, proveniente da Zuccu Ranni. Di cui sarebbe giusto richiederne la restituzione alle autorità e riposto giustamente al suo originale luogo.
Sul finire del XV secolo a.C. nella civiltà delle Eolie avviene un mutamento profondo, la cultura di Capo Graziano scompare improvvisamente, con forme nuove con tecniche e repertori decorativi del tutto diversi così detti ‘’del Milazzese”, con spiccata analogia della cultura di Thapsos, Naxox e Siracusa. Questo cambiamento fa pensare a nuove genti che si sono sostituite nelle isole, sovrapponendo i suoli di abitazione con materiali tipici della cultura del milazzese, ma dura poco. Da lì a poco avviene una distruzione violenta di tutti gli insediamenti eoliani e scompaiono per sempre…
Solo a Lipari, secondo la leggenda di Diodoro Siculo, si insedieranno nuove genti provenienti dalla penisola italiana e Filicudi rimarrà forse deserta per parecchi secoli fino alla rifondazione della nuova Lipara, da parte di una nuova popolazione anch’essa greca, proveniente da Cnido, nella cinquantesima Olimpiade, nel 580 a.C.