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Depredano le navi romane
(Repubblica — 14 settembre 2008 pagina 25 sezione: CRONACA )
FILICUDI – Il Museo archeologico di Lipari lancia l’ allarme: sub “tombaroli” saccheggiano le navi romane e greche che costituiscono uno dei giacimenti archeologici più preziosi del Mediterraneo, nel mare di Filicudi. Un colpo – l’ ennesimo – alla fama turistica e storica delle isole Eolie, sulle quali già pende la minaccia dell’ Unesco di revocare la qualifica di Patrimonio dell’ umanità. I fondali di Filicudi nascondono decine d’imbarcazioni che risalgono all’IV-III secolo a. C., colate a picco sulle secche: migliaia di anfore e suppellettili costituiscono un richiamo irresistibile per i ladri di reperti, i quali, quasi indisturbati, raggiungono i 35-70 metri di profondità e depredano l’ area. «Il fenomeno ormai ha le dimensioni di un disastro incontrollabile – è l’appello del professor Sebastiano Tusa, responsabile della Sovrintendenza del Mare di Palermo – Bisogna correre ai ripari». Per raggiungere i fondali, i tombaroli del mare utilizzano ogni mezzo: hanno anche fatto ricorso a un batiscafo in grado di forare il fasciame e poi sollevare le anfore. Ostacolare i saccheggi è difficile, il presidio delle forze dell’ordine insufficiente a pattugliare l’enorme tratto di mare nel quale giacciono i relitti. «Per questo – dice Nino Terrano, responsabile di uno dei diving center di Filicudi – chiediamo l’istituzione di un’ area protetta, quella all’ interno della quale si trovano i relitti, vietata a tutti i natanti. Alla Regione qualcosa si sta muovendo, ma ostacoli e burocrazia frena le procedure». «è stato chiesto – è la replica negli uffici dell’ Assessorato dei Beni culturali di Palermo – l’ intervento del ministero competente». Finora nessuna risposta. Ma non aspettano i tombaroli, che rivendono quanto hanno trafugato realizzando ingenti affari: una sola anfora al mercato nero viene venduta tra i 2000-2500 euro. «Un relitto contiene mediamente da mille a millecinquecento anfore. Il calcolo è presto fatto» – dice Attilio Roti, studioso di archeologia marina. Il mare delle Eolie dai tombaroli pretende un prezzo alto. Negli ultimi dieci anni, durante il saccheggio, sono morti sette subacquei e almeno un’altra decina ha subito invalidità permanenti. «è l’ ora di creare strutture di sorveglianza capillari – chiede il professore Tusa – Abbiamo bisogno che le strutture pubbliche ci vengano incontro in ogni modo; servirebbero dei decreti legge». Filicudi non è la sola emergenza. L’altro casus belli dell’area è il porto turistico che dovrebbe essere realizzato con finanziamenti privati a Lipari, proprio fra i resti di un vecchio porto imperiale dell’età romana. «Il porto – dice il presidente della sezione di Italia Nostra, Valerio Franceschi – non va realizzato. L’area andrebbe invece salvaguardata. Ormai i predatori anche lì si tuffano e recuperano reperti d’ogni genere: anfore, piatti, monili e addirittura pezzi di colonnato che sostenevano vecchi templi dedicati alle divinità del mare». – LUIGI BARRICA