Filicudi

Flower

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Meraviglie del regno dei cactus

FILICUDI Negli occhi ho ancora i bagliori rossi del vulcano di Stromboli che mi hanno salutato all’ alba. Visione primordiale, rigenerante, assoluta. E poi, di isola in isola, nell’ arcipelago delle Eolie, si sono mostrati il verde di Panarea, la luminosa Lipari, le morbidezze di Salina. Dalla nave ci si accorge già che il registro è cambiato, che Filicudi è ruvida, selvaggia, ricoperta sulle pareti scoscese da una distesa invadente di cactus, e poi ginestre, lentischio, palme nane, le stesse che gli hanno dato l’ antico nome Phoinicùsa, dal greco phoenix. Primitiva, lontanissima da noi, tanto che non viene da stupirsi quando Piero, un filicudaro acquisito, un bel signore dai capelli bianchi che tiene un orto a picco sul mare e a giorni alterni vende insalata e zucchine e pesche e pomodori freschi al porto, quando Piero, dicevamo, mi racconta di Anna, una signora che riesce a rompere le trombe d’ aria quando le vede profilarsi all’ orizzonte, le fa sciogliere come se fossero neve al sole, dicendo certe preghiere che sa lei, così come è capace di guarire, «soprattutto malattie nervose». Filicudi è piccola e aspra, pochi abitanti, 250 registrati – ma di inverno il numero cala, eccome – Pochi negozi, ristoranti, strutture turistiche, e le spiagge di sassi. Tanto le vere Important Persons (che ci sono…) vanno in gommone e barca. Ma la vita mondana è inavvertibile dal di fuori. Filicudi sembra appena scolpita nel cieloe nell’ acqua da un gesto di Dio, essenziale, quasi non avesse una storia alla spalle, se non fosse per le belle case di classico stampo eoliano, che si protendono verso il mare con quei terrazzi e patii dalle colonne massicce e rotonde, e mostrano muri bianchi, ma anche fortemente colorati, di rosa, celeste, verde, azzurro, giallo. La cosa stupefacente è che invece tracce preistoriche dell’ età del bronzo, un intero villaggio sul promontorio di Capo Graziano, rivelano una vita organizzata dal 3000 a. C. circa, e una vocazione marinara nel secondo millennio prima di Cristo, un rapporto attivo con Malta, l’ Egeo, la penisola, che ha lasciato ceramiche di varie epoche ritrovate soprattutto nel mare davanti al Capo, tra numerosi relitti. Alcune le si possono vedere nel museo. Altre in quello più grande di Lipari. Guardi le pareti ardite conquistate dai fichi d’ India e ti chiedi come un passato così ricco sia stato possibile. Ma se aguzzi lo sguardo, cogli qualcosa che non torna: il territorio è in gran parte terrazzato, anche se quei muri a secco ora sono crollati. L’ isola infatti era coltivata, viti, cereali, (rimangono fichi e capperi, un’ industria locale ancora oggi): fino all’ inizio del Novecento infatti gli abitanti erano circa 3500, poi il crollo, una fortissima migrazione che dopo la Prima guerra mondiale e la crisi del ‘ 29, ha portato i filicudari in Australia soprattutto, ma anche nelle Americhe. E dopo la loro partenza è iniziato l’ accaparramento delle case. Quelli che sono rimasti sono tosti, intagliati, veraci, consapevoli di abitare in un luogo specialissimo, da dove contempli per ore estasiato le isole intorno e ti ubriachi del loro volto che muta a ogni ora del giorno: lontane la mattina e avvolte in una leggera nebbia, e poi via via con un cappello di cirri, oppure galleggianti nell’ aria quasi fossero un’ opera di Magritte, e infine, la sera, vicine, sempre più vicine, come se potessi arrivarci con quattro bracciate. A un certo punto, di mattina, è comparsa anche la Sicilia. Meraviglia. Come meraviglioso è camminare la notte, senza illuminazione pubblica: a farti luce ci pensa la via lattea, che puoi agguantare a pochi metri da te. – SUSANNA NIRENSTEIN

Partenza da Filicudi

 Partenza da Filicudi                                                                            da          almuxo

Ci è sembrato d’obbligo inserire questo primo simpaticissimo video, la partenza e l’arrivederci con la nave verso Napoli, dopo tanto mare, tanto sole, tanti intinerari notturni e  ebrezze varie

Siamo a fine Agosto è rappresentato chi ha ancora la fortuna di rimanere in vacanza, chi ha la casa, i figli dei papà che hanno la casa e sono tanti, e gli ormeggiatori che se la godono pur lavorando ….   L’allegria è trasmessa anche nella partenza e nell’addio con la speranza di riincontrarsi presto  tuffandosi nel mare……

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Mille scuole a rischio chiusura la Regione prepara la mappa

Leggo su PatrimonioSOS.it la notizia della probabile chiusura delle scuole dei piccoli centri nella nostra regione.

VENERDÌ, 02 GENNAIO 2009 LA REPUBBLICA – Palermo

L´allarme

Addio alle elementari che non hanno più di 50 alunni, alle medie con 45, alle materne con 30

Dal 12 al 14 gennaio il tavolo tecnico Potrebbero essere sdoppiati gli istituti con oltre 900 iscritti


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Mille edifici scolastici a rischio chiusura, oltre 250 istituti da accorpare ad altri, un centinaio da smembrare. Ecco i numeri al centro della discussione sul “dimensionamento” delle scuole in Sicilia. Il dirigente generale del dipartimento Pubblica istruzione dell´assessorato ai Beni culturali, Patrizia Monterosso, ha convocato dal 12 al 14 gennaio il tavolo tecnico per la riorganizzazione della rete scolastica. Sarà in quella sede che si stabilirà il destino di moltissimi istituti. Rappresentanti degli enti locali, dirigenti degli Uffici scolastici provinciali e regionali, sindacalisti avranno il delicato compito di rivedere la distribuzione delle scuole alla luce del regolamento approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 dicembre. Lo scopo del governo è quello di ridurre il numero delle istituzioni scolastiche autonome e dei plessi (chiamati «punti di erogazione del servizio») per tagliare nell´Isola 4.668 posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) in tre anni.
Il provvedimento contiene le regole per la costituzione delle mini-scuole: almeno 30 bambini per la scuola dell´infanzia, 50 per i plessi di elementare e 45 per la scuola media. Per le scuole materne, elementari e medie delle piccole isole e dei comuni montani questi parametri «sono suscettibili, con adeguate motivazioni, di ulteriori diminuzioni». Non si potrà comunque andare al di sotto di dieci alunni nelle scuole elementari e medie.
Secondo un primo conteggio di fonte sindacale sarebbero poco meno di mille, su un totale di 4.329, i plessi che rischiano la chiusura. Si tratta di scuole di piccoli centri dell´entroterra o delle isole minori, come la scuola elementare San Carlo di Chiusa Sclafani o l´elementare Nociazzi di Castellana Sicula. A rischio anche la scuola elementare di Alicudi e la materna a Filicudi e Stromboli.
Ma il dimensionamento passa anche attraverso l´accorpamento, e il conseguente risparmio di un posto di dirigente scolastico e uno di segretario, delle istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni: in Sicilia sono 1.186. L´unica deroga riguarda gli istituti comprensivi dei comuni montani e delle piccole isole, che possono esistere anche con 300 alunni.
L´ultimo “dimensionamento” della rete scolastica risale al 2000. Da allora 255 scuole sono scese al di sotto dei 500 alunni. Le scuole medie Cocchiera, Roncalli e D´Acquisto di Palermo saranno probabilmente accorpate ad altre scuole vicine. Così come gli istituti comprensivi Verga e Braille. Ma il “dimensionamento” potrebbe anche toccare le mega-scuole che non dovrebbero andare oltre i 900 alunni. Più di 140 istituti siciliani hanno oltre mille iscritti. Potrebbero essere sdoppiate le cinque scuole con oltre duemila alunni: l´alberghiero Piazza e il socio-psico-pedagogico Regina Margherita di Palermo, che sono le scuole più affollate d´Italia, ma anche l´industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, l´istituto alberghiero e il liceo scientifico Galilei di Catania. Ma non solo: con quasi 1.900 studenti rischiano lo sdoppiamento, a Palermo, i licei scientifici Galilei e Croce, l´industriale Volta e il classico Meli.
s. i.